“Ciò che è accaduto non si ripeta” Lampedusa un anno dopo

Ciò che è accaduto non si ripeta. «Ho sentito l’esigenza di venire qui a pregare e a risvegliare le nostre coscienze. Ho sentito che dovevo venire qui oggi a pregare, a compiere un gesto di vicinanza ma anche a risvegliare le nostre coscienze perché ciò che è accaduto non si ripeta, non si ripeta, per favore». Con queste parole Papa Francesco ha iniziato l’omelia nella messa che ha celebrato presso il campo sportivo di Lampedusa, davanti a 10mila fedeli l’8 luglio 2013. Una visita voluta per ricordare i tanti migranti morti nei viaggi della speranza, circa 25mila persone. «Una tragedia, che è una spina nel cuore».

Eppure è successo ancora e continua a succedere. L’ultima strage l’altro ieri: un peschereccio con a bordo circa 30 morti e 590 superstiti é stato soccorso nella tarda serata dalla nave militare Grecale nel Canale di Sicilia. Stipate in una parte angusta dell’imbarcazione, le vittime sarebbero morte per asfissia, schiacciate dal peso delle altre persone e poi cadute nei locali motore dove avrebbero respirato il gas di scarico trovando la morte. E’ oramai inarrestabile il flusso di chi sfugge alla guerra od alla povertà affrontando l’odissea per attraversare il Mar Mediteraneo. Il nostro Paese può essere fiero di quello cha ha fatto finora: l’operazione Mare Nostrum, che costa allo Stato Italiano 9,1 milioni di euro al mese, ha finora salvato 52mila persone dall’inizio dell’anno: ad oggi abbiamo soccorso nel 2014 65.000 profughi superando il precedente record di 62mila sbarchi nell’intero 2011.

Eppure l’Europa si volta dall’altra parte per non vedere senza neanche vergognarsi. Soltanto il 26 giugno scorso in un’intervista al Wall Street Journal, il Commissario europeo agli Affari Interni, Cecilia Malmström, ha affermato «sono piena di ammirazione per il piano Mare Nostrum, che ha salvato migliaia e migliaia di vite umane. Ma sostituire questo piano d’intervento con Frontex è impossibile. Non abbiamo i soldi”. Frontex è (e sarebbe meglio dire: sarebbe) l’agenzia europea il cui compito è (sarebbe) quello di affrontare l’emergenza immigrazione soprattutto dal Nord Africa da dove partono migliaia di persone in cerca di rifugio dal disastro politico causato da guerre e persecuzioni. E’ la prima volta che la Malmström si esprime in modo così netto. In precedenza aveva risposto con un interlocutorio (secondo lei, ma l’interessato lo aveva accolto come “offensivo”) “diteci di che cosa avete bisogno” alla richiesta del ministro degli Interni, Angelino Alfano, che l’Europa intera si facesse carico dell’emergenza umanitaria. Con il “non abbiamo soldi”, l’Europa sembra confermare un aiuto economico limitato ai 44 milioni di euro stanziati nel 2013 a fronte degli oltre 150 spesi dall’Italia. Molti, ma non bastano a dare una risposta dignitosa a tutti i richiedenti asilo: a fronte delle 21mila richieste accolte nel 2013, l’Italia dispone di soli 13mila posti di accoglienza. Senza dimenticare le responsabilità della comunità internazionale nella destabilizzazione di quella area. Ora forse qualcosa nelle coscienze di qualcuno si sta muovendo: il presidente tedesco Joachim Gauck, dopo la notizia dell’ennesima strage, ha esortato il proprio Paese a essere più solidale sulla questione dei profughi. “I profughi che approdano in Italia o a Malta – ha ricordato – non sono un problema solo dell’Italia o di Malta”. Intanto lo staff di Jean Claude Juncker, presidente designato della Commissione Ue, starebbe lavorando all’ipotesi di creare un commissario ad hoc per l’immigrazione e la mobilità. Speriamo, non per l’Italia, ma per la sorte di tanti esseri umani.