MCL Lombardia: lo sviluppo va fondato e costruito sul lavoro

In occasione del 1° maggio, Il Movimento Cristiano Lavoratori – MCL di Lombardia ribadisce che è solo sul lavoro che è possibile fondare e costruire un vero sviluppo per la nostra zoppicante società, più propensa a giudicare la ripresa dell’economia dalle percentuali di Pil, dallo spread o dagli indici di borsa. Più lavoro e più di qualità è il parametro su cui misurare una prospettiva positiva di futuro per superare una crisi che non essendo solo economica si potrà risolvere solo con la “centralità” restituita alle persone e delle loro esigenze vitali ed il modo per perseguire tale obiettivo è proprio il lavoro, dignitoso e per tutti. Lo diceva chiaramente Papa Francesco nel suo memorabile ed improvvisato intervento di Cagliari: “E’ necessario togliere centralità alla legge del profitto e della rendita e ricollocare al centro la persona e il bene comune. E un fattore molto importante per la dignità della persona è proprio il lavoro; perché ci sia un’autentica promozione della persona va garantito il lavoro!”

Senza lavoro non vi è futuro né per le famiglie, né per le persone, né per il Paese e la società intera: per questo è la priorità che ogni governo deve affrontare prima di altre questioni, pur importanti. Né si può pensare o tollerare che sul lavoro (dunque sulla pelle di tante persone ormai stremate) si possano costruire giochetti e interessi di fazione politica o di ormai superati antagonismi ideologici. Pare proprio questo lo scenario al quale abbiamo assistito in questi giorni. Questo è grave non solo perché così non si risolve alcun problema ma si rischia di seppellire definitivamente quel residuo di speranza alla quale si aggrappano i disoccupati, le donne, i giovani, il milione di famiglie senza alcun reddito. E questa è l’altra grande preoccupazione che abbiamo come Movimento popolare, che sta tra la gente: il fatto che si riscontri ormai diffusamente una sorta di rassegnazione, di rinuncia, la sensazione di dover combattere contro qualcosa di troppo grande per poter riuscire nell’impresa di una occupazione e, come conseguenza, di un progetto di matrimonio, di un figlio, di una casa e di quanto altro serve a costruire una società degna di tale nome. Ci preoccupa, in particolare ed anche in questa nostra realtà regionale, la situazione di tanti giovani che né studiano né lavorano rinchiusi in una apatia ed in una mancanza di reazione dannosissime. Come nel nostro recente congresso, insistiamo perche si riprenda una fiducia ed una iniziativa positiva da parte di tutti ad iniziare da alcuni atti non particolarmente onerosi: deciso avvio di “Garanzia giovani” (in grave ritardo), rivalutazione del lavoro manuale e della cultura del “fare bene” che ha fatto la fortuna del Made in Italy, riscoperta dei beni paesaggistici ed artistici che sono patrimoni inestimabili ma male utilizzati, investimenti nella tutela del territorio e dell’ambiente con la possibilità di molti posti di lavoro e di prevenire catastrofi (con relative enormi spese di ricostruzione) oltre che tutelare tante vite umane inutilmente sacrificate, migliore percorso di transizione scuola-lavoro le cui opportunità non possono essere fagocitate da un “contratto unico”, riduzione degli enormi costi che gravano sul lavoro, codice semplificato del lavoro come da precisa proposta Tiraboschi/Ichino, stimolo dei giovani all’autoimprenditoria, sostegno al ruolo delle famiglie nella dimensione sussidiaria e come prima scuola di lavoro in particolare in presenza di figli, partecipazione dei lavoratori alla vita delle imprese e degli enti pubblici, destinazione dei risparmi degli enti di previdenza (attraverso la riduzione ed il rinvio delle pensioni) a sostegno del lavoro utilizzando i fondi trattenuti a lavoratori e imprese: risorse prese dal lavoro devono tornare per il lavoro! Neppure vanno dimenticati i problemi di chi lavora: ancora troppi gli incidenti, troppi impedimenti all’armonizzazione lavoro-famiglia (vedi indiscriminate aperture festive), troppi ricorsi a lavori sottopagati o in nero oppure con contratti paravento. Sono solo alcuni esempi di cosa si potrebbe fare: certo serve un cambio di mentalità, l’acquisizione di quello “sguardo lungo” che è mancato alla classe dirigente, anche politica per troppo tempo. Tocca a tutti sostenere un cammino positivo per buone riforme senza farle naufragare all’avvicinarsi di ogni elezione, come troppo spesso è accaduto negli ultimi decenni: il risultato è sotto gli occhi di tutti. Sarebbe un errore che il popolo italiano non perdonerebbe più. Infine vada a tutti i lavoratori che rischiano il posto, ai disoccupati, agli imprenditori che resistono ed alle famiglie la solidale vicinanza di MCL Lombardia certi che “è il lavoro la nostra dignità”.
MCL Lombardia